Hai mai sognato di trasformare la tua passione per il calcio in un sistema di scommesse sportive davvero efficace? Non lo sono davvero, perché questo micidiale gruppo toscano ci ha dimostrato, da tempo, che l’interazione col pubblico è alla base del loro teatro. In scena tre attori di grande forza espressiva (Matteo Angius, Sara Bonaventura e Claudio Cirri), che si immedesimano in situazioni di guerra. Quando il pubblico medio (come afferma proprio una spettatrice) pensa di essere finalmente al sicuro e di poter staccare il cervello per un’oretta, ecco che – frizzanti e con un ritmo perfetto – Matteo Angius, Sara Bonaventura e Claudio Cirri iniziano a porgli domande sempre più problematiche, suscitando risate e silenzi – molto spesso imbarazzati. E tuttavia i tre attori ricercano un effetto volutamente grottesco: Angius, Bonaventura e Cirri mettono adesso in scena un un pastiche di segmenti cinematografici, reali o immaginati. Anche i cambi repentini di scena e di umore vivono una diretta adrenalinica degna di professionalità: il feeling cresce, come la dimestichezza.

Dunque, l’allenamento al sangue versato, le domande del Prima che Angius, Bonaventura e Cirri rivolgono al pubblico sono la miccia, le risposte del pubblico sono l’ossigeno che la tiene accesa: rispondere ti mette nella condizione di pensarti lì dove cadrebbero le bombe. Angius, Cirri e Bonaventura entrano ed escono in rapida sequenza dal fondale (unico elemento scenico insieme a un tavolo), bocca atomica della finzione posticcia, polmone spettrale che respira le esplosioni di una macchina del fumo. Questa sensazione, però, dura solo un istante perché il ritorno al ruolo confortante di spettatore passivo viene utilizzato dagli autori del gioco come una trappola in cui siamo sottoposti advert un continuo ribaltamento di sguardo. È tipicamente sua la feroce terza parte, sull’inaugurazione di un ipotetico Teatro della Vittoria, con agghiaccianti discorsi delle autorità e stralunati contributi degli artisti. O dovremmo dire l’inte(g)razione: anche se le linee dello spettacolo sono inevitabilmente già scritte, e certi interventi degli spettatori vengono ricondotti in modo più o meno coatto alla direzione pensata, quella di Teatro Sotterraneo è comunque una drammaturgia partecipativa, tutta proiettata al coinvolgimento attivo della platea ed esposta ai suoi stimoli.

La rivivificazione di una realtà immaginifica svela, attraverso la compresenza degli attori e del pubblico, la struttura che la messinscena teatrale condivide con queste tecnologie dell’intrattenimento, un gioco di ruolo del quale siamo persuasi di essere i giocatori e del quale, invece, ci scopriamo oggetti/assoggettati. E conseguenza è anche che il pubblico torni, in questa fase, al suo ruolo osservativo. Questa volta l’occasione è fornita dall’eventualità di un terzo conflitto mondiale: e gli esiti a cui conduce War NOW! «Non sono mai rilassanti, gli spettacoli di Teatro Sotterraneo. La guerra poi finisce, l’atmosfera submit-atomica è densa e, nonostante la sempre presente immagine di spocchiosità patriottica creata dal nostro secolo, si assiste advert una carrellata di situazioni publish belliche, quotidiane, umane, che alternano le lacrime alla volontà di combattere. E poi è di grande forza l’apparente facilità con cui scene sempre più violente s’innescano dalle altre: se siamo impreparati alla guerra, è giusto che la maestra insegni ai bambini come usare una pistola automatica («Bambini, NESSUNA PIETÀ!»); e sembra ancora un gioco, quando si tratta d’imparare a nascondersi sotto i cadaveri per avere più possibilità di sopravvivenza.

E il pubblico del Piccolo Teatro Bolognini non fa eccezione: trattiene a stento una risata quando Bonaventura educa dei bambini immaginari a caricare una pistola, o quando Angius illustra come salvarsi fingendosi morti sotto una montagna di cadaveri. Scopri come la matematica, la statistica e la gestione del rischio possono trasformare il tuo approccio al gioco. Che, nonostante l’impegno, i risultati non arrivino? ✅ Resoconto settimanale e annuale – Analizza i tuoi risultati e scopri come migliorare nel tempo. Deridiamo la nostra inadeguatezza, come quando dobbiamo cercare maldestramente nello zaino, entro pochi secondi, gli oggetti indispensabili alla sopravvivenza. In realtà molto è giocato, fin dalla costruzione drammaturgica dell’incipit, sull’interazione col pubblico. Perché spesso è il nostro stesso pensiero a funzionare attraverso duplicati della realtà. ”, produzione dell’anno scorso ora presentata a short Theatre 2015 (che finisce domani), non ci si può rilassare soprattutto perché è il nostro modo di reagire – emotivamente ed intellettualmente – ad essere talmente bombardato da stimoli da finire in tilt: un tilt positivo però, che esercita la nostra autocritica sulla vasta gamma di imbrogli cui ricorre la nostra logica mentre giochiamo advert un flipper grande come il mondo.

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